“La figlia perfetta” di Anne Tyler

Sono perplessa.

Ho scelto questo romanzo pensando fosse qualcosa di diverso.

Due neonate orfane arrivano dalla Corea – probabilmente del Sud, ma non è specificato –  a Baltimora per essere adottate da due famiglie diametralmente opposte: gli americanissimi Donaldson e gli iraniani Yazdan.

Il legame delle bambine favorisce la nascita di un’amicizia fra le due famiglie.

Il mio primo errore è stato pensare che il romanzo coprisse, se non l’intera vita delle due bimbe, almeno il loro percorso all’età adulta, invece il romanzo si sviluppa tra il 15 agosto 1997, data del loro arrivo e il 15 agosto 2003 quando compiono circa 6 anni.

Il mio secondo errore è stato credere che l’argomento cardine fosse la loro integrazione in un paese e in una famiglia che, seppur avendole fortemente desiderate ed amate, non è quella d’origine.

Veri protagonisti invece sono i rapporti tra i Donaldson e gli Yazdan. L’argomento principale è il tema dell’integrazione della civiltà iraniana – e straniera in generale – in America.

È la nonna paterna degli Yazdan: Maryam, ad esserne inconsciamente la portavoce. Il suo personaggio è costantemente presente, quando non in prima persona, nei discorsi degli altri protagonisti.

Maryam ha un carattere difficile e difende con tenacia la sua solitudine di vedova perché

Uscire le costava fatica. Bisognava fare conversazione e così si corre il rischio di commettere degli errori.

Da quest’ultima frase si intuisce che non sia mai riuscita ad integrarsi nel paese in cui è arrivata da novella sposa diciannovenne e resta un personaggio ambivalente perché critica gli americani in quanto tali, ma si offende se si interessano alla sua cultura.

Questa è la situazione generale… ma… non succede niente.

O per lo meno niente di rilevante.

Normalemente io apprezzo molto i libri che forniscono uno spaccato della vita di tutti i giorni, a patto però che ci sia anche qualcosa di più ed in questo libro non l’ho trovato. L’intera trama mi è parsa un’accozzaglia di fatti messi lì per caso. In continuazione preparativi per feste, reali od inventate. Scelte dei menù, organizzazione sui vari contributi di ognuno, differenze fra maniaci dell’organizzazione e personalità più spontanee… interessante sì, ma fino ad un certo punto.

Penso che il rapporto di amicizia fra le due mamme adottive, dati anche i problemi differenti da quelle naturali, sarebbe stato interessantissimo se più sviluppato.

Forse dovrei essere madre per poter apprezzare maggiormente questo romanzo, ma nelle mie vite di lettrice sono stata un’infinità di personaggi, reali e fantastici e ho provato mille esperienze che nella realtà non conoscevo. Non c’è stato libro ben strutturato che mi abbia impedito di essere una regina del Seicento o un drago sputafuoco, quindi direi che il problema non sia questo.

Un ultimo dubbio mi rimane.

Chi sia questa figlia perfetta ?

Maryam? Che accetta un matrimonio combinato e un trasferimento in America?

Bitsy? Che fa di tutto per essere sempre perfetta in ogni ruolo ed occasione?

Jin-Ho? Susan?

Davvero, non lo capisco.

Come brano direi che la canzone She’ll Be Coming Round the Mountain che tutti cantano ad ogni Festa dell’Arrivo – cioè il giorno in cui le bambine sono arrivate dalla Corea – sia la più appropriata, anche perché non avendo amato particolarmente questo libro l’ispirazione ha fatto cilecca!

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