“Atlante Leggendario della Strade d’Islanda” di Jón R. Hjálmarsson

Sono tornata da un bellissimo viaggio in Islanda e ve ne parlo grazie a questo piccolo gioiello edito da Iperborea. Le illustrazioni sono di Filip Petruska e ne metto qualcuna perchè le trovo davvero stupende ed espressive!

Jón R. Hjálmarsson è uno storico e studioso di miti e leggende islandesi ed in questo libricino neanche troppo “ino”, ne ha raccolte sessanta, ognuna delle quali ha dato origine a dei toponimi. Per renderlo un atlante, lo scrittore ha ordinato e diviso le leggende, secondo la propria area geografica, con tanto di meravigliose cartine illustrate. Seguirete idealmente la Statale n.1 che circumnaviga l’intera isola e grazie alla quale si può partire e tornare a Reykjavík.

Se esistono tante leggende e se l’Islanda vi è così attaccata è dovuto alla sua locazione e conformazione geografica. Pressochè isolata da tutto il mondo e dotata di una natura tanto stupefacente quanto ostile, per la scarna popolazione era preferibile imputare a troll e spiriti la scomparsa dei congiunti piuttosto che alle difficoltà della vita sull’isola. Io mi ero aspettata un intento narrativo più istruttivo, ma ecco probabilmente spiegato il motivo per cui la stragrande maggioranza delle leggende ha epiloghi tragici e a volte quasi grotteschi.

L mie preferite sono state:

  • n.23 Il contadino di Grimsey e l’orsa polare
  • n.29 La regina degli elfi di Snotrunes
  • n.40 La donna e la pelle di foca
  • n.43 La massaia pigra di Gilitrutt
  • n.57 E il tritone se la rise

Sono quasi tutte a lieto fine – meno la 38 che ha toccato però il mio cuoricino di pietra – e ammetto che questo abbia inciso nella scelta!

Il contadino rimpianse a lungo la perdita della moglie, ma non potè farci niente. Da quel giorno, ogni volta che usciva in mare per raggiungere i banchi di pesca, intorno alla sua barca si vedeva spesso nuotare una foca che sembrava avere le lacrime agli occhi. Inoltre da allora fece sempre una pesca abbondante e spesso sul suo tratto di costa finivano oggetti preziosi trasportati dalla corrente. Accadeva poi che mentre i suoi figli camminavano sulla riva la gente notasse una foca che nuotava in mare tenendosi al passo con loro. E non solo: spesso la foca lanciava ai ragazzi pesci multicolori e graziose conchiglie. Ma la loro madre non fece mai più ritorno sulla terraferma.

L’unica vera difficoltà durante la lettura è stata la lingua islandese. Ogni leggenda è preceduta da una breve ambientazione storica e geografica e ci sono

la vecchia Gilitrutt – di cui dovete ammirare il sogghigno –

nomi come Borgarfjordur Eystri, Skjalftandafliot, Hvammsnupur o Steingrimsfiordur. E considerate che alcuni accenti e caratteri non li trovo e ve li sto risparmiando. Allora, al di là delle risatine impossibili da evitare, ho avuto difficoltà a barcamenarmi tra i mille nomi di laghi, fiordi, persone, colline o fiumi che cambiavano senza sosta, così, per non rendere troppo macchinosa la lettura, ho dovuto sorvolarli e concentrarmi più sulle trame. Queste ultime, come a volte succede, si somigliano fra loro. La differenza più grande che si può riscontrare è che siano a tema pagano, quindi nate prima della cristianizzazione o, di conseguenza, cristiano.

“Manga di Modrudalur”, morta incinta del primo figlio e autocondannatasi a lavorare per sempre il calzino che non è riuscita a finire.

Nel paganesimo i temi sono spesso troll o trollesse che si appostano nei pressi dei villaggi e divorano i malcapitati, oppure apparizioni di meravigliose donne elfo che, se non si compiono sgarri, spesso portano ricchezze e salute. A proposito, il rapporto fra elfi ed umani è molto strano e delicato. Spesso la curiosità umana verso questa razza genera terribili catastrofi, eppure saltuariamente sono gli elfi stessi a manifestarsi pacificamente. Insomma, in quasi ogni mitologia la razza elfica è considerata superiore e di conseguenza fa un po’ come vuole!

Razze a parte, mi è piaciuto molto che la magia fosse materia di tutti i giorni. Semplici contadini potevano essere versati nelle arti magiche e sembra esistessero persino delle scuole a tema per impratichirsi.

Nel cristianesimo invece sono solitamente i reverendi ad avere difficoltà nel rapportarsi con il diavolo o con gli spiriti maligni pagani che cercheranno di fare dispetti quando va bene e di ucciderli quando va male.

l’isola di Grimsey, l’insediamento umano più a settentrione by Akureyrarbær

Normalmente metto solo un’immagine per articolo e amo i libri proprio perchè ci fanno viaggiare con gli occhi della mente, ma questa volta devo fare uno strappo alla regola e aggiungere qualche foto dei luoghi che ho visitato.

Musica islandese mi spiace, non ne conosco, ma se vogliamo una colonna sonora per creature pagane, elfi, troll e spiritelli c’è la colonna sonora di un film che adoro da sempre. Sogno di una notte di mezza estate di Michael Hoffman [1999]. Vi consiglio davvero di vederlo perché splendido, il testo è l’originale di Shakespeare e ci sono attorucoli tipo Kevin Kline, Michelle Pfeiffer, Rupert Everett, Stanley Tucci… gentaglia insomma.

il fiordo di Borgarfjordur, il più a settentrione del lato Est by Discover the World
le isole di Vestmannaeyjar, un arcipelago della costa meridionale

 

 

 

 

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