La saga dei Cazalet! III Volume “Confusione” di Elizabeth Jane Howard

Comincio ad essere veramente affezionata a questi personaggi. Sono ormai vecchi amici di cui frequento abitualmente le case,  le menti ed i pensieri più privati.

Il terzo volume si snoda tra il marzo del ’42 e il maggio del ’45 quando la guerra vive il suo momento culmine e finalmente finisce.

Il clima vittoriano del primo e secondo libro ormai è tramontato, la guerra cambia gli equilibri, il confine fra giusto/sbagliato e la condotta, soprattutto tra i giovani.

Polly e Clary ormai sono donne lavoratrici, Angela e Louise fanno i conti con le scelte avventate a cui le hanno spinte incoscienza ed ignoranza mentre i rampolli maschi hanno storie meno complesse ed interessanti. Tutti sono però prigionieri del limbo tra quello che vorrebbero e quello che la guerra permette di fare. Gli adulti hanno vite avviate, nel bene e nel male, ma piene di problemi e, per questo, tutt’altro che noiose. C’è anche l’approfondimento di una dannatissima madre possessiva e manipolatrice di primogenito maschio. Così, dovevo scriverlo perchè mi dà sui nervi.

Le mie simpatie vanno alle giovani donne. Clary, che fino ad ora pare il personaggio più entusiasta, fiducioso e maturo. Polly, che ammiro per la purezza morale e per la travolgente bellezza spontanea. Zoë di cui apprezzo l’umanità, l’umiltà e la presa di coscienza – più un’altra cosetta che non dico per evidente rischio spoiler -. E Louise… Louise di cui vorrei essere la sorella maggiore. Sono preoccupata per lei. E’ la più derelitta. Abbandonata. Sfortunata. Il mondo si muove intorno a lei, ma nessuno è interessato a ciò che desidera. E’ una ragazza bella fisicamente ed umanamente, ha mille possibilità, ma la morale le fa credere di essere cattiva e buona a nulla. Non farò spoiler, ma penso che sia un personaggio autobiografico.

Amo le saghe famigliari perché è come se fossero composte da tanti piccoli sottoromanzi in cui ogni personaggio diventa a turno protagonista. In questo devo dire che la Howard è particolarmente efficace perchè scrive sempre in prima persona. Detesto leggere qualcosa che proponga un unico punto di vista perché trovo sia limitante. La visione globale è quella che mi appaga maggiormente perché mi regala la possibilità di farmi un’idea mia senza trascurare nulla. Inoltre, avendo a disposizione tanti personaggi, si possono affrontare mille personalità ed argomenti diversi senza creare odiosi monopersonaggi SoTuttoIo.

In questo libro abbiamo riflessioni religiose:

Secondo me, le religioni sono state inventate tutte per far sentire meglio le persone riguardo alla morte. […] Il fatto che prima o poi tutti moriamo non era sufficiente perchè tutti ci mettessimo l’anima in pace. Bisognava inventarsi un qualche tipo di futuro.

riflessioni etiche:

Pensare a quanto mi sono comportata male con qualcuno mi fa solo sentire in colpa, e così diventa ancora più difficile fare le cose giuste nel presente. Bisogna invece che mi sforzi di pensare a cosa potrei fare di diverso da quanto ho fatto, che significa un po’ fingere di aver fatto qualcosa.

riflessioni sociologiche:

La gente è contenta che ci siano persone eccentriche – allo stesso modo in cui è contenta che esistano le giraffe e i gorilla – , ma non ne vuole in casa propria come si dice.

scoperte di nuovi sentimenti:

Col passare delle settimane […] cominciò invece a rendersi conto di aver provato un sentimento che era già allora strano e nuovo: era come se per una frazione di secondo avesse sentito qualcosa che si avvicinava per colpiarla, qualcosa di rapido e travolgente come un’ondata di marea, e in qualche modo fosse riuscita ad evitare l’urto.

Tornando alla praticità, questa copia mi è arrivata con un difetto nella rilegatura – leggi: mi restano in mano le pagine -.
Ho contattato la Fazi sul profilo Instagram e, benché fosse domenica sera, mi è stata subito garantita la sostituzione previo invio delle foto della scollatura.
Well done Fazi! [ La copia si sta facendo attendere, ma non perdo le speranze! ]

Come musica non c’è storia, bisogna rimanere nel repertorio del Novecento. Così ho pensato al secondo concerto per violoncello Op.126 di Shostakovich. In particolare mi riferisco alla parte che va dal minuto 28:24 al minuto 29:30. Ve lo lascio nella versione di M. Rostropovich che, anche se datata, rimane una pietra miliare.

Per le puntate precedenti lascio qui l’articolo del primo volume e qui quello del secondo.

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