“Via dalla pazza folla” di T. Hardy

Oggi vi porto un classicone!

Ho affrontato questo libro con molte aspettative, so che è un errore, LO SO, ma se non avessi entusiasmo ed aspettative per i libri non leggerei quindi non ci sarebbe il blog quindi voi non sareste qui ecc ecc
Il concetto è che non mi ha rapita, nè ho apprezzato la scrittura come avrei sperato e me ne dispiaccio moltissimo, soprattutto perchè sono circondata da gente che lo ha adorato. Riconosco un libro di pregio, ma senza quel quid di genialità che trovo nella Austen, in Dickens o Wilde – e che purtroppo mi aspettavo -.
Detto ciò, io amo la letteratura inglese e la Gran Bretagna tutta quindi mi sono divertita a fare lì il mio ennesimo viaggio letterario.

Terminato questo preambolo, considero Via dalla pazza folla un romanzo di formazione.
Nel corso dell’intera vicenda Bathsheba – ma che nome è? ma come lo pronuncio? – passa dalla superficialità dell’adolescenza ad una maturità personale e sentimentale attraverso piccoli e grandi drammi causati un po’ dall’incoscienza e un po’ dalla spensieratezza della sua età.
Accanto a lei in questo percorso troviamo il principe azzurro, il casanova e lo psicopatico, meglio costruiti ed architettati da come ve li ho semplificati io, ma il concetto rimane quello.

Devo comunque dire che in alcuni punti la scrittura di Hardy è estremamente poetica ed efficace, solo… tende al prolisso.
Se si ha la pazienza di dipingere davanti ai proprio occhi ciò che lui descrive, la campagna inglese acquista suoni e colori di grande intensità, eppure, viene ogni tanto da pensare sì, bellissimo, però vai avanti.
Altre volte invece, emerge dalle righe un Hardy profondamente ironico e pungente, soprattutto nella narrazione di qualche personaggio che evidentemente non riscontrava troppo le sue simpatie! Vi cito qui la descrizione di una cameriera non particolarmente brillante e sempre pronta ad essere d’accordo con chiunque:

[…] non che la sua presenza avesse un tale peso da mettere a dura prova il cervello, ma lo era abbastanza per metterlo in moto.

Crudele, ma geniale.
Anche le parole usate per descrivere l’amata agli occhi dell’innamorato negato sono semplici, ma di grande effetto.

[…] famigliare agli occhi, estranea alle parole.

Così come quelle per descrivere l’amore.

L’amore è una forza allo stato potenziale all’interno di una debolezza reale.

Ed il silenzio carico significati fra due innamorati.

Il silenzio ha qualche volta lo straordinario potere di apparire quasi come l’anima disincantata di un sentimento che se ne vada in giro senza il suo scheletro, e allora è più efficace della parola.

Ciò che Hardy non è riuscito a fare è stato coinvolgermi. La narrazione a volte lenta, l’antipatia verso alcuni personaggi e, soprattutto, la mancata immedesimazione o per lo meno sinergia con uno qualsiasi di loro mi hanno lasciata emozionata come un blocco di tufo.
Almeno nel libro il finale non viene anticipato come nel film – di cui vi parlerò martedì – quindi rimane l’attesa dell’evoluzione della storia che non è così scontata come in tanti altri libri dell’epoca – e questa è un’indiscussa nota a favore di Hardy -.
Devo anche confessarvi che uno dei motivi per cui ho visto il film è stato per capire finalmente la pronuncia del nome “Bathsheba” che, ho cercato, è di orgine ebraica – nel Vecchio Testamento è il nome della madre di Salomone – e significa figlia del giuramento. Alcuni siti lo attribuiscono al genere maschile, ma detto fra noi, non mi paiono molto affidabili. Io sono per i nomi strani che difficilmente ti permetteranno di trovare un omonimo. Ciò detto per spiegarvi la motivazione del mio accanimento.

Come colonna sonora ho pensato al terzo movimento della sinfonia Scozzese Op. 56 di F. Mendelssohn. Anche quella del film è molto calzante, ma il tema di questo brano mi sembra perfetto per descrivere Bathsheba e il suo animo diviso fra la spensieratezza ed il tormento.

4 commenti

  1. Il libro mi è stato regalato qualche Natale fa, ma non mi sono ancora decisa a leggerlo, è sempre li sulla mia libreria ma ogni volta che lo apro non arrivo mai oltre i primi capitoli. Proverò magari a vedere prima il film…

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  2. Io amo il film, l’ho rivisto proprio di recente e il romanzo in questa edizione è in wishlist da una vita. È la prima recensione molto critica che leggo, adesso ho ancora più voglia di conoscere anche questo lavoro di Hardy! Non sarà il suo primo che leggo(infatti su alcuni punti concordo con te) …vedremo!;)

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    • a me il film è piaciuto più del libro… e ci ho pensato bene prima di scrivere perchè mi sono chiesta se sia stata una mancanza mia non comprendere la bellezza di questo romanzo o partire con un’idea preconcetta di come sarebbe dovuto essere. non lo so, ma credo che non leggerò altri libri di Hardy purtroppo.

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