“La collina dei conigli” di R. Adams

I più attenti fra voi potrebbero notare dalla foto che questo libro non mi sia particolarmente piaciuto.
… e sarebbe un eufemismo.
Sono molto arrabbiata perchè questo romanzo mi ha causato un orrendo blocco del lettore facendomi perdere più di una settimana nel vano tentativo di finirlo e rimandando tutte le meravigliose letture che ammiccano dalla mia libreria  – ma non temete perchè il blog vivrà della rendita delle letture estive fino a fine ottobre! – .

Ammetto quindi che non l’ho terminato. Giuro, ci ho provato, ma ero una moribonda in mezzo al deserto e la lettura procedeva alla stessa velocità. Sono comunque arrivata a pagina 282 su 424 e la considero sufficiente per avere un’idea precisa. Ammetto anche che, per sapere il finale, sono andata a cercare il riassunto su internet.

Leggere tante – troppe – recensioni molto positive mi ha fatta riflettere a lungo sul perchè abbia detestato tanto questo libro e sono arrivata alla conclusione che la trama non sia la principale responsabile.
Colpevole è lo stile, che francamente ho trovato privo di qualsiasi genialità, scorrevolezza o poesia, MA il vero crimine si consuma nella traduzione.
Oltre ai neologismi in lapino, ovvero la lingua dei conigli che molto simpaticamente si cerca di inventare, il libro è pieno di strafalcioni. Stra-fal-cio-ni. Ciò che poi fa davvero innervosire, è che sono alternati ad altisonanti paroloni che, non mi vergogno di ammettere, sono andata a cercare sul dizionario.

Faccio degli esempi.
Conoscete voi il significato del verbo strologare ? Ebbene, esiste davvero e significa lambiccarsi il cervello.
Assieme ad altri temini molto colti troviamo questi abomini:

  • allato – nel senso di a lato, non di un essere dotato di aLLi
  • ma però
  • a me mi
  • ci hai
  • ammenochè

… e non li ho neanche scritti tutti.
Dico, ma siamo impazziti ? Io non sono al corrente degli innumerevoli passaggi che portano un libro alla sua pubblicazione, ma mi pare evidente che qui ci sia stata più di una falla.

Per quanto riguarda la trama invece, narra di un gruppo di conigli che, seguendo la visione di un compagno, decidono di scappare dalla colonia dove hanno sempre vissuto, destinata alla distruzione e di cercare fortuna nella natura selvaggia.
Le periperzie che affrontano sono infarcite di episodi di coraggio, amicizia, dittatura, amore, guerra e astuzia. Fin qui niente male, anzi!
Quando ho deciso questo acquisto speravo fosse un’arguta trasposizione sociologica e politica, un’allegoria in stile La Fattoria degli animali di Orwell… invece l’ho trovato di una banalità disarmante e, di conseguenza, mortalmente noioso.
Ho letto la prefazione in cui si spiegava il motivo della traduzione dei nomi dei vari conigli e, benchè lo abbia trovato condivisibile e logico, i nomi non mi sono piaciuti e hanno contribuito non poco a farmi innervosire durante la lettura.
Dico sul serio, più volte smettevo di leggere sbuffando e mi è successo raramente. Sono molto dispiaciuta per non aver apprezzato questo romanzo. Chi mi conosce sa che passo attraverso mille fisime prima di abbandonare un libro, ma è stato inevitabile.

Ho avuto la fortuna di imbattermi in moltissimi scrittori che, prima che coi contenuti, mi hanno ammaliata con lo stile e la bellezza della loro scrittura. E’ qualcosa da cui sono diventata dipendente e a cui non sono disposta a rinunciare.
Per quello che mi riguarda, il libro di Adams è una bella occasione perduta e sono molto grata ad Acciobooks grazie al quale l’ho già scambiato con un altro minimizzando un po’ la delusione.

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