“Zia Mame” di P. Dennis

Questo libro è stato un’indispensabile boccata d’ossigeno dopo La strada di McCarthy.
Mi ha divertita, ma nulla più. Non mi ha lasciato che qualche ora piacevole quindi fa capolino il “meh” come giudizio finale.

In parte è colpa mia, sono stata attirata dal colore e dal disegno della copertina, ma ho fuorviato il titolo.
Mi ero immaginata Zia Mame come un donnone corpulento, forte, saggio e burberamente amorevole. Insomma, una figura salda da prendere come esempio.
Invece no. Decisamente no! E sono rimasta un po’ delusa da questa Zia che tutto è meno che retta e affidabile. Mame è una donna piena di vita, gioia e, a suo modo, risorse, ma è totalmente superficiale, incosciente ed inaffidabile e spesso la sua stupidità e la sua noncuranza per ciò che lei, e solo lei, giudica non importante, mi hanno innervosita.
Inizialmente sembrerebbe dotata di una forte personalità, invece è una sorta di camaleonte che prende i colori, le abitudini e persino il linguaggio della persona che la aggrada di più in quel momento.
Non da meno ho trovato strana e forse un po’ incongruente la sua perfida furbizia in qualche episodio. Essere così astuta e due righe dopo farsi abbindolare dal primo debosciato di turno non l’ho trovato molto credibile.

Per farvi capire il tipo metto solo questo stralcio – il sottinteso è il nipotino della suddetta Zia Mame – :

[…]va bene che ho dovuto dare una mano all’Europa e all’Asia a rimpannucciarsi, ma dico. Non puoi metterlo in una cesta e calarmelo?

Poi per carità, ci fa divertire, ci fa ridere ed in fondo ci fa anche affezionare alla sua stravaganza che è totalmente priva di malignità… però nulla più ecco.
L’ironia è simile a quella del romanzo di Jonasson Il centenario che saltò dalla finestra escomparve, ma ad un livello migliore.
Tutta la trama non è altro che una sequela di fatti cronologici in cui assistiamo ad improvvise infatuazioni per stili di vita, persone, lavori, opere di carità in cui Zia Mame si butta a capofitto per poi fallire miseramente per un motivo o per l’altro nell’arco del capitolo. Pare quasi un romanzo a puntate e lo vedrei benissimo come ispirazione per una fiction.
Se c’è una dote che apprezzo è la coerenza e Zia Mame ne è l’antitesi.
Frasi entusiastiche ed affermazioni ferree vengono smentite dopo qualche pagina e sì, capisco che l’ironia del romanzo sia anche lì, ma oltre a farmi sorridere mi irrita e ho avuto una boccata d’ossigeno solo con il personaggio di Pegeen che finalmente diceva ciò che io stavo urlando nella mia testa dall’inizio del libro!

Ogni tanto invece, soprattutto tramite il narratore il romanzo alza la testa e fa qualche spiritosa critica allo stile di vita americano.

Gli Upson avevano realizzato il sogno di qualsiasi famiglia americana, cioè non erano ricchi, ma benestanti sì. Avevano due di tutto: due case, una in Park Avenue e l’altra nel Connecticut; due macchina, una Buick berlina e una Ford giardinetta; due figli, un maschio e una femmina; due domestici, maschio e femmina pure loro; due club, uno in città e uno in cambpagna e due interessi, il denaro e la posizione sociale.

Devo ammettere che, dopo i tanti romanzi tragici che ho letto nell’ultimo periodo, avevo bisogno di questa leggerezza e i personaggi, l’ambientazione e il clima frivolo mi hanno divertita, specialmente nei capitoli “Zia Mame e la bella del sud” , “Zia Mame e la mia infelice storia d’amore” e “Zia Mame e l’estate dorata”.

Una cosa simpatica da sapere è che il libro trae ispirazione in parte dai fatti autobiografici dell’autore e di sua zia Marion Tanner.
So che ne è stato tratto un film e ve ne parlerò martedì, se però avessi potuto dire la mia sul cast avrei affidato il personaggio di Zia Mame a Maggie Smith. Di corsa.

Insomma consiglio questo libro quando non si ha voglia di storie tristi, temi impegnati, grandi riflessioni e domande esistenziali.
Per fare quattro risate ha indubbiamente il suo valore.

Un ultimo accenno va fatto alla foto di questo articolo perchè 1) trovo sia bellissima – sì, me lo dico da sola – e 2) perchè sono stata troppo fortunata ad avere un’amica con la passione del vintage che mi ha permesso di farla!

Come colonna sonora ho scelto una canzone che mi ricordasse questo personaggio eccentrico e gli anni in cui ha vissuto. La scelta è caduta su Tulipan del Trio Lescano che mi sembra rappresenti benissimo la spensieratezza e la leggerezza di questa folle donna.

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