“Il cavaliere, la strega, la morte e il diavolo” di Silvana De Mari

Ecco la mia seconda scelta dallo sterminato catalogo Lindau. Se la biografia di Tolkien è stata solo un’esclamare “Ommmmmioddio la voglio la voglio LA VOGLIO!”, per il libro di Silvana De Mari ho avuto qualche indecisione in più.
Mi sono approcciata a lei molti anni fa quando un’amica mi consigliò Il drago come realtà , un breve saggio in cui analizza l’importanza e l’influenza sempre maggiore del genere fantasy.
L’ho adorato.
Ho letto poi Cronache di vascello del capitano Aquindici, disperso sul pianeta dei barbari incuriosita soprattutto dal titolo folle, ma soprattutto Il gatto dagli occhi d’oro di cui non parla mai nessuno, ma che io ho trovato un favola moderna tenerissima. Una coccola da far leggere a qualsiasi adolescente.
Quindi, quando è scoppiato il pandemonio per alcune sue dichiarazioni che non sto a specificare perchè non è nè il momento nè il luogo, sono rimasta un po’ perplessa.
Sfogliando il catalogo Lindau l’ho comunque scelto per interesse verso una scrittrice che mi è già piaciuta in passato e perchè non credo che la risposta giusta alle polemiche sia l’ostruzionismo.
Io leggo perchè sono curiosa, perchè il libro è lo strumento migliore contro la chiusura mentale e perchè mi piace sentire molte campane diverse.

Tanto più che lei stessa nella seconda di copertina dice che questi racconti risalgono al suo lungo periodo di ateismo. Ci sono cose che oggi scriverebbe in modo diverso, ma decide di non farlo per lasciare intatto il suo percorso letterario.
Apprezzo questa decisione sia per un certo dovere di cronaca e di rispetto del passato, sia perchè in quanto atea trovo molto più affine il tono ed i pensieri di questi racconti che alcune sue affermazioni degli ultimi anni.
Detto ciò, non sono qui per fomentare o sedare polemiche.
Sono qui per parlarvi di una raccolta di racconti che percorre un enorme lasso di tempo, dal Medioevo ai giorni nostri. Sono quasi tutti ambientati in Italia e toccano diversi periodi storici fino ad arrivare ad una sorta di fantasy ai giorni nostri.
Forse il motivo per cui c’è uno spettro tanto ampio di epoche è per sottolinare il fatto che

La storia gira in tondo, sia perchè la geografia è immutabile, sia perchè di poco cambia nei secoli l’umana stronzaggine.

Sono tristemente d’accordo purtroppo!

Sono racconti molto pesanti, non per la scrittura, ma per la sequenza di mai una gioia. In ognuno di sono ingiustizie e vite disgraziate. A volte vengono sollevate da elementi magici o risvolti quasi favolistici, altre volte è l’epilogo consiste nell’accettazione.
Nonostante ci sia solo in alcuni una vera traccia fantasy, in tutti assistiamo alla formazione del protagonista – spesso adolescente – attraverso una maggiore consapevolessa di sè e del mondo che lo circonda .

Non è la forza fisica, ma il livello di incazzatura che nelle risse garantisce la vittoria.

Lo stile non sempre mi ha soddisfatta, data la vena cruenta obbligata dalle ambientazioni, spesso anche guerresche, alcuni termini più gergali mi hanno infastidita.
Anzi, devo dire la verità che ultimamente ho letto troppi libri su questo filone.
Ho fatto il pieno di assassini, torture, stupri, guerre, morti e drammi che penso mi rifugerò in Jane Austen per un po’.
L’unico racconto che non mi è piaciuto molto è stato il primo, non è riuscito a coinvolgermi, mentre andando avanti o ricominciato a leggere camminando e ho trovato splendido il saggio finale sulla morte.

La morte è stato il prezzo che abbiamo pagato per dire “io sono”.
E la paura della morte è il prezzo che abbiamo pagato per dire “io sono perchè penso”.

Ciò che mi piace di questa scrittrice sono i molti spunti di riflessione che apre. Spesso li chiude anche con idee fin troppo precise, ma non è questo il punto.
Per chi pensa con la propria testa è meglio sentire mille opinioni ferme su fazioni diverse che una sola ipocrita e conformista .
Quindi evviva le opinioni decise – purchè supportante da intelligenza, logica e fatti, ça va sans dire – e che poi ognuno si crei la propria rielaborandole.

Con grande piacere ringrazio ancora una volta Lindau per avermi permesso di leggere i suoi libri.

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