“Mattatoio n.5” di K. Vonnegut

Come tanti altri americani, cercava di costrirsi una vita che avesse un senso con le cose che trovava nei negozi di regali.

Questa è la storia di come parlare di un libro possa cambiarne l’opinione a caldo di fine lettura.
Il mio ingombrante gatto è di nuovo qui per incorniciare Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut, un libro che ho comprato e letto piena di aspettative, ma che ahimè non ho apprezzato quanto speravo.
Voglio specificare subito che riconosco la bellezza del libro, l’originalità dell’idea di fondo e la maestria dello scrittore. Il problema tra noi è stata l’affinità. Non amo questo tipo di umorismo e le storie fantascientifiche  – sono forse una delle poche ad aver abbandonato Guida Galattica per Autostoppisti – .
La copertina poi ha colori che mi mettono ansia.
A questo punto vi sorgerà spontanea la domanda: ma perchè diamine l’hai comprato?
…eh… avreste anche ragione.
Ero curiosa e speravo di essere conquistata, ma non è successo.

Questo libro ha anche un altro titolo. La crociata dei bambini. L’intento è fortemente pacifista poichè è tristemente noto come i primi ad essere mandati alle armi siano poco più che ragazzi, spesso impreparati e di fatto condannati alla morte da parte di governanti più anziani.

Billy sentì Rosewater dire ad uno psichiatra: “Mi sa che voilatri dovrete tirar fuori un mucchio di nuove magnifiche bugie, se vorrete che alla gente non passi la voglia di vivere.”

Il romanzo ruota intorno a Billy Pilgrim che possiede la straordinaria capacità di passare da una dimensione all’altra saltellando in modo sconclusionato ed involontario nel suo presente, passato e futuro. Il fatalismo di questo personaggio, l’ingenuità, il pacifismo e in parte anche l’inettitudine mi ricordano Forrest Gump. Diciamo che egli rimane totalmente in balia degli eventi e vi si lascia trasportare.

Così è la vita.

Questa la frase con cui finisce quasi ogni paragrafo.
Arruolato forzatamente nell’esercito americano durante la Seconda Guerra Mondiale, Billy viene subito fatto prigioniero e assiste al bombardamento di Dresda dal macello in disuso in cui viene confinato ai lavori forzati – il Mattatoio n.5-.
Billy racconta anche del suo rapimento perpetrato dagli alieni abitanti del pianeta Tralfamadore – mi devo sempre mettere di impegno per leggere e scrivere questo nome – che lo sfruttano come attrazione in uno zoo.
Fantascienza a parte, il bombardamento è il punto cardine attorno a cui ruota l’intera storia ed è autobiografico poichè Vonnegut fu effettivamente imprigionato dai tedeschi e testimone della distruzione della città considerata intoccabile perchè artisticamente troppo importante.

Dunque. Ho cercato di riassumervi in modo lineare la trama, ma di lineare qui non c’è proprio nulla. La linea temporale impazza tra infanzia, adolescenza, guerra, dopoguerra, Tralfamadore – adesso faccio CTRL C e tanti saluti – , vita civile e persino morte di Billt in ordine assolutamente sparso. Quindi come consiglio spassionato vi dico di leggerlo solo quando siete ben concentrati o perderete il filo.
Personalmente l’ho trovato molto contorto e di difficile lettura. D’accordo che, come si trova nelle prime pagine, sia stato scritto nello stile telegrafico e schizofrenico in uso sul pianeta Tralfamadore, però ecco… per i miei gusti è un po’ troppo!

Ora però voglio parlarvi di ciò che mi è piaciuto.
Prima fra tutti la caratteristica della quarta dimensione dei tralfamadoriani – … – ovvero la capacità di saltellare nella dimensione temporale come potremmo fare noi giocando alla settimana.

La cosa più importante che ho imparato su Tralfamadore è che quando una persona muore, muore solo in apparenza. Nel passato è ancora viva, per cui è veramente sciocco che la gente pianga al suo funerale. Passato, presente e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno. I tralfamadoriani possono guardare i diversi momenti proprio come noi guardiamo un tratto delle Montagne Rocciose. Possono vedere come tutti i momenti siano permanenti, e guardare ogni momento che gli interessa. E’ solo una nostra illusione di terrestri credere che a un momento ne segue un altro, come nodi su una corda, e che quando un istante è passato sia passato per sempre. Quando un tralfamadoriano vede un cadavere, l’unica cosa che pensa è che il morto, in quel momento, è in cattive condizioni, ma che la stessa persona sta benissimo in un gran numero di altri momenti.

E’ confortante, soprattutto per chi ha perso dei cari. In fondo non abbiamo alcuna prova del contrario e, come ci insegna il buon Abbott in Flatlandia, non possiamo assolutamente escludere qualcosa solo perchè non la conosciamo.

[…] parlava di persone le cui malattie mentali non potevano essere curate perchè le cause delle malattie eano tutte nella quarta dimensione, e i medici tridimensionali della Terra non potevano assolutamente scoprire quelle cause, e neppure immaginarle. […] vampiri, licantropi, folletti, angeli e così via esistevano veramente, ma si trovavano nella quarta dimensione.

Seconda cosa che ho amato: la filosofia di vita dei tralfamadoriani – CTRL C -.

“Perchè io?”
“Questa è una tipica domanda da terrestre, signor Pilgrim. […] Ha mai visto degli insetti sepolti nell’ambra? Be’, eccoci qua, signor Pilgrim, incastonati nell’ambra di questo momento. Non c’è nesssun perchè.”

Che meraviglia.

Poi l’ingenuo – e per questo bellissimo – ragionamento che dipinge à l’envers la guerra e, nello specifico il bombardamento. Faccio prima a citarvi la parte finale :

[…] I minerali venivano poi spediti a specialisti in zone remote. Là dovevano rimetterli nel terreno e nasconderli per bene in modo che non potessero mai più fare male a nessuno.

Se il bombardamento è il cardine concreto del romanzo, la critica alla guerra è quello astratto. Tornato dal conflitto, Billy viene ricoverato in un ospedale psichiatrico e scopre, tramite il suo vicino di letto, i romanzi fantascientifici in cui si rifugia.

Entrambi avevano trovato la vita insensata, in parte a causa di ciò che avevano visto in guerra. […] Ora stavano cercando, tutt’e due, di ritrovare se stessi e il proprio universo, In questo la fantascienza era un grosso aiuto.

…soprattutto se crea metafore tanto facilmente riconducili alla vita reale come quella di un albero le cui foglie sono biglietti da venti dollari, i fiori titoli di stato e i frutti diamanti. Gli esseri umani, attirati alle sue radici, finiscono con l’ammazzarsi a vicenda diventando per lui ottimo fertilizzante.

Tutto si può dire, ma non che Vonnegut scriva trame già viste e riviste!
Insomma, non mi sono molto divertita a leggere questo libro, ma mi ha lasciato qualcosa: spunti filosofici e teorie su cui riflettere. Può anche non piacere, ma non è un romanzo che passa inosservato.

La colonna sonora mi è capitata per caso fra le mani. Si tratta della Sonata No. 7 in Sib Op. 83 di S. Prokofiev. Insieme alla n.8 e n.9 costituisce le Sonate di Guerra che Prokofiev compone mentre è nel Caucaso dove il governo russo ha trasferito tutti i più preziosi artisti al fine di tenerli lontani dal conflitto. Sentirete come, anche se fisicamente lontano, il compositore russo abbia intriso la musica di ansia, rabbia, tormento e instabilità emotiva.

P.S. Mi rendo conto che più o meno gli stessi motivi per cui non mi è molto piaciuto Mattatoio n.5 sono quelli per cui ho adorato Reincarnation Blues di Poore – che tra l’altro in un’intervista dice ovviamente di adorare Vonnegut – . Poore mi ha divertita, fatta riflettere in una giostra comica irresistibile, con Mattatoio n.5 non credo si possa spiegare in altro modo che mancata affinità.
Sorry Mr. Vonnegut!

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