“Memorie di una geisha” di A. Golden

Memorie di una Geisha - Arthur Golden

Noi non diventiamo geishe per perseguire il nostro destino, noi diventiamo geishe perché non abbiamo scelta.

Libro di #febbraio !

Questo articolo è stato molto tormentato. Ho infine deciso di lasciare le mie impressioni sul romanzo prima che scoprissi lo scandalo che vi aleggiao.
Ve ne parlo verso la fine, ma abbiate la pazienza di andare per ordine.

Prima di proseguire con la lettura però cliccate questo link e fate partire Madama Butterfly di Puccini. Vi ho scelto l’edizione integrale con Mirella Freni e Placido Domingo. Non aggiungo altro. Sto sacrificandomi per voi perchè ogni volta che per caso sento o mi viene in mente quest’opera la ascolto più o meno senza sosta per una media di due settimane alternando saltelli gioiosi a calde lacrime. Questa musica mi colma dentro. La suonerei per tutta la vita, ma è solo Puccini ad aver dimorato nella mia testa durante tutta la lettura, il libro di Golden mi ha violentemente riportata nel paese del Sol Levante con la stessa forza evocativa della musica.

Siamo nel Giappone degli anni Venti e una bimba dagli occhi grigio-azzurri viene venduta dalla famiglia disgraziata ad un’okiya di Kyoto per diventare una geisha. I suoi desideri si scontrano con i doveri e le gelosie del quartiere di Gion mentre sullo sfondo incombe la Seconda Guerra Mondiale.
Ve l’ho fatta molto breve, ma sapete che odio gli spoiler.

Attraverso questo meraviglioso romanzo, scritto interamente in prima persona da Chiyo, ho imparato moltissimo su un paese che mi affascina, ma sento estremamente lontano. Le descrizioni degli ambienti, dei meravigliosi kimono, delle usanze giapponesi, delle tappe che scandiscono la vita di una geisha e anche solo di tutti i termini intraducibili in italiano, dipingono una storia avvincente e completa.

Le avversità possono essere superate solo immaginando come sarebbe il mondo se i nostri sogni finalmente si avverasse.

Sono invece rimasta perplessa dai dialoghi e rapporti che Sayuri – il nome di Chiyo una volta divenuta geisha – intesse con i clienti delle case da tè. Una delle poche cose che sapevo sulle geishe prima di leggere questo libro, è che fossero donne molto istruite nelle arti e non solo, al fine di poter intrattenere gli uomini con argute conversazioni e piccole esibizioni. Sono quindi rimasta esterrefatta da questi dialoghi inconsistenti e, soprattutto da parte di Sayuri, della tendenza a dare risposte inutili da bambolina. Forse, l’unico intrattenimento a cui l’uomo giapponese sia interessato è sentirsi dare ragione, ma la figura che fa Sayuri non è certo della colta intrattenitrice.

Potremmo cominciare una meravigliosa polemica sul fatto che invece di istruire donne e uomini allo stesso modo, si preferisse relegare le mogli nell’ignoranza del perimetro domestico, mentre una specifica categoria di donne era istruita al fine di sopperire queste mancanze. E’ assurdo. E’ odioso. E’ ingiusto, ma i tempi non erano maturi perchè fosse diverso. Il mondo delle geishe sta scomparendo anche perchè per fortuna ora l’istruzione non fa distinzione di genere.

Bene, adesso lo scandalo.
Adoro il libro e una volta finito, lanciatissima nello scriverne l’articolo, riordino le idee e faccio le mie solite ricerche su internet. Fine della magia.
La geisha Mineko Iwasaki, che Golden inserisce fra i ringraziamenti come una delle fonti più preziose, denuncia lo scrittore per diffamazione e violazione di contratto. Il codice delle geishe impone di non parlare dei clienti finchè questi sono in vita e sancisce la massima riservatezza su tutto ciò che concerne la vita ed il mestiere di geisha. A quanto pare, Golden e Iwasaki avevano un contratto di riservatezza che lui ha infranto citandola nei ringraziamenti e paragonandola, seppur indirettamente, alla protagonista Sayuri. Un ulteriore problema è che, secondo Iwasaki, la visione che il lettore trae dal libro è che le geishe siano nè più nè meno che prostitute – cosa che in effetti ho dedotto anche io – , mentre non è così.
La famosa geisha ha quindi coraggiosamente deciso di scrivere la propria biografia – Storia proibita di una geisha – Una storia vera. – e dare la sua versione, rompendo la riservatezza che caratterizza la sua cultura.
Con l’intenzione di avere una visione completa su questa diatriba, ho iniziato a leggerla.
Putroppo, vuoi perchè venivo da un libro praticamente con la medesima trama o perchè una biografia rischia di essere meno avvincente di un romanzo, ho per ora abbandonato la lettura.
Però devo dire che fin dove ho letto, sono d’accordo con Mineko Iwasaki: l’immagine che Golden lascia delle geishe è poco più di prostitute e bamboline, mentre nella realtà non è così.
Le geishe non hanno tra le mansioni della loro professione le prestazioni sessuali. Possono compierle a loro completa discrezione o come parte di una relazione durevole.
Trovo molto grave sacrificare a tal punto la dignità di un mestiere e di chi lo pratica per rendere più avvincente un romanzo – perchè non prendiamoci in giro, più ci sono scandali e sfortune, più un libro ci attira indipendentemente da quanto potrà piacerci -.
Quindi ecco il mio dilemma.
Mi è piaciuto, tantissimo, ma è falso. Tuttavia sono contenta di averlo scoperto dopo così almeno non mi sono pregiudicata il piacere della sua lettura.

p.s. il segnalibro invece è autentico al 100%. Me l’ha portato una collega giapponese!
p.p.s. appuntamento a martedì per l’articolo sul film omonimo diretto da Rob Marshall.

Come sempre vi ricordo che sono affiliata ad Amazon e, nel caso voleste acquistare il libro, potete seguire questo link. Voi non avrete alcuna maggiorazione, mentre io riceverò una piccola commissione. Potete eventualmente anche offrirmi un simbolico caffè attraverso ko-fi. Inutile dire che ogni provente da questi due siti verrà utilizzato per acquisti inerenti al blog.

9 commenti

  1. Ho letto il libro di Mineko e devo dire che la prospettiva di vedere la storia dalla fonte originale cambia le carte in tavola. Non ho letto, invece, il libro di Golden ma ho visto il film. Non mi è dispiaciuto, ma una trasposizione cinematografica senza il supporto del libro originale mi lascia perplessa. E certamente le tua parole non sono gratificanti.

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  2. Anch’io adoro il Giappone, da piccola sognavo il viale dei ciliegi in fiore…adora la Madama Butterfly e l’ho vista anche al teatro, stupenda 😍 .
    È vero le geishe non erano prostitute, per hanno ho cercato di farlo capire….non ho letto il libro, era nella mia lista, e non ho visto il film, proprio perché volevo leggere prima il libro, ma ora ho un dubbio se leggerlo o leggere invece la biografia della geisha…😓 …

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    • Secondo me va letto tutto il possibile proprio per farsi un’idea critica. È un peccato che sia passato questo messaggio sbagliato sulle geishe! Comunque è sicuramente un libro godibilissimo! Non vedrei il film prima se decidi di leggerlo!

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