“Leviatano” di P. Hoare

Leviatano Philipp Hoare Einaudi Editore

Libro di #agosto !
Non potevo non riaprire il blog con il libro che più di tutti ha segnato la mia estate!
L’ho adorato quindi vi preannuncio un articolo pieno di entusiasmo e occhi a cuoricino.

Partiamo dal presupposto che non si tratti del Leviatano di Hobbes – che invece è un saggio politico del Seicento- . Lo specifico perchè ho scoperto che è molto più conosciuto del libro di Hoare e ho spesso dovuto precisare che no, non leggevo di politica, MA di capodogli.
Quindi proseguite amanti del mare, dei cetacei, della zoologia e della storia – non è vero, proseguite tutti perchè è un libro bellissimo -.

Inquadrato l’argomento eccoci. Partiamo dal principio:
Leviatano; Mostro biblico; nome che il filosofo Thomas Hobbes dà al sovrano che esercita un potere assoluto sui cittadini; struttura gigantesca e complessa
oppure
dall’ebraico Liwyātān, “contorto, malvagio, avvolto” creatura mostruosa e temibile presente in diversi contesti culturali. – e siamo sempre qui –

Ecco, Philip Hoare può anche intitolare il suo libro ad un mostro biblico, ma bastano poche righe per capire che non ami le balene, le veneri – cit. Pixar -.
Condividendo, anche se in minima parte rispetto a lui, la passione per questi enormi mammiferi, è stata una gioia scoprirli attraverso il suo occhio entusiasta.
Leviatano è un’ironia. Non c’è nulla di mostruoso nei cetacei se non la paura per l’ignoto, per le loro dimensioni e forse anche per il senso di colpa che nutriamo giustamente nei loro confronti.
Ma dopo aver letto ciò, come non sciogliersi di tenerezza?

Mentre scorrazzano per i mari, i capodogli non si curano se sia giorno o notte. Come tutte le balene respirano in modo volontario e devono dunque rimanere svegli con metà del cervello quando si riposano. E’ quasi sicuro che sognino. A volte, dopo aver mangiato a sufficienza, fanno una pennichella tutti insieme, mettendosi in perpendicolare, come pipistrelli con lo sfiatatoio sopra il pelo dell’acqua. Gradiscono il contatto reciproco e passano ore a strofinarsi e rotolare l’uno sull’altro appena sotto la superficie: << Sembra che si vogliano tutti bene […], non è raro vedere individuo che si tengono delicatamente per le fauci>>.

Questo libro è l’esatto esempio di quando desidero qualcosa e spero che qualcuno l’abbia già scritta. Un testo sulle balene a tutto tondo, dalla zoologia all’immaginario. Dal loro infelice rapporto con l’uomo a ciò che hanno significato per l’umanità. Hoare pervade tutto il saggio di poesia e filosofia mantenendo un linguaggio più che scorrevole e a volte molto divertente.

[…]mi dava l’impressione di avere davanti un dinosauro, un essere così ineluttabilmente segnato dal destino da farmi dubitare della sua stessa presenza fisica. E puzzava da matti: un lezzo penetrante, insopportabile, una via di mezzo tra una scoreggia di vacca e un molo coperto di pesce […]

In un altro punto molto poetico che non ritrovo, la magia viene spezzata da un fiotto di cacca rosso come il calamaro servito da pasto poco prima. Il ciclo della vita.

Sintonizzate su qualche circuito invisibile di cibo e finalità condivise, sapevano istintivamente dove si trovavano, mentre noi siamo sempre lì a chiederci cosa ci facciamo al mondo.

Per quanto cerchi di non pensarci è inutile evitare la carneficina a cui l’uomo ha sottoposto i cetacei dall’800 in poi. Hoare è purtroppo molto informato e preciso nei resoconti.
Se il procedimento ai tempi di Moby Dick, per quanto atroce, conserva un certo fascino ed una sorta di equità nelle chances di sopravvivenza, dalla motorizzazione di barche e arpioni tutto diventa una semplice carneficina.
Non giudico la caccia tremenda dopo per esempio la Seconda Guerra Mondiale, quando la fame era tanta, ma l’ingordigia e la totale perdita di controllo.
Sono venute in mente anche a me le stereotipate frasi come “che schifo il genere umano, mi vergogno di farne parte”. Più volte ho provato orrore, disperazione, vergogna e disgusto. Sempre quando c’erano di mezzo gli umani.
La verità però è che la mente umana è meravigliosamente complicata e capace di meraviglie e orrori in pari misura.
Ciò che mi riesce più difficile capire è il non imparare dai propri errori o comunque farlo con sorprendente lentezza.
A tal proposito vorrei consigliarvi il documentario A Plastic Ocean che potete trovare su Netflix.
Come si capisce dal titolo, tratta lo spaventoso inquinamento da plastica che affligge l’oceano e l’intera catena alimentare che da lì parte.
E’ un documentario che segnerà un prima e un dopo averlo visto. Presumo vi farà piangere e spero vi indurrà a cambiare il più possibile la vostra routine quotidiana per limitare il consumo di plastica – per fortuna le alternative stanno prendendo piede sempre in più campi – come è successo a me.

Forse non ci siamo resi conto di quanto il mondo moderno debba alle balene. In quella lotta, nello scontro fra uomo e natura più violento della storia, era in gioco il futuro della civiltà. E se per gli animali l’esito fu quasi l’estinzione, cosa si può dire per noi? Cosa abbiamo dovuto pagare a livello spirituale? Come è possibile che in un tempo tanto breve siamo passati da un’idea della balena al suo opposto?

Io vorrei riuscire in qualche modo a descrivervi la bellezza del viaggio e dell’atmosfera in cui mi ha calata questo libro. Lo considero un oggetto prezioso che so risfoglierò ogni tanto e mi ricorderà le ore splendide che mi ha fatto passare.
Soprattutto l’ultimo capitolo, in cui Hoare racconta le sue immersioni e gli incontri con le balene, è davvero emozionante, ancor di più perchè inaspettato. Lo invidio perchè ha fatto ciò che io non avrò mai il coraggio di fare nonostante lo trovi affascinante oltre ogni dire.
Leggete questo libro e leggetelo tutto anche se è della fascia di prezzo medio/alta – e non va mai in sconto -. Vale ogni centesimo che costa. Croce sul cuore.

Leviatano di Philipp Hoare Einaudi Editore

Vi metto una delle moltissime foto ed illustrazioni che ci sono perchè mi fa morir dal ridere la tendenza, perfettamente comprensibile, del tempo di rappresentare tutta la fauna possibile ed immaginabile in un disegno. Neanche all’inferno troveremmo una tale calca!

Più che una colonna sonora questa volta ho per voi un cortometraggio animato. E’ del cartone Fantasia 2000 dove i disegnatori Disney hanno immaginato, sulla musica di Respighi Pini di Roma una storia di balene… sui generis che credo renda benissimo la sacralità di cui sembrano intrise.

 

Come sempre vi ricordo che sono affiliata ad Amazon e, nel caso voleste acquistare il libro, potete seguire questo link. Voi non avrete alcuna maggiorazione, mentre io riceverò una piccola commissione. Potete eventualmente anche offrirmi un simbolico caffè attraverso ko-fi. Inutile dire che ogni provente da questi due siti verrà utilizzato per acquisti inerenti al blog.

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