“Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf

una stanza tutta per sé virginia woolf feltrinelli

Il mondo diceva ai maschi: Scrivete se volete; per me è esattamente lo stesso. Il mondo alle donne diceva ridendo: Scrivere? A che cosa vi serve scrivere?
[…]
Sarebbe ora di misurare l’effetto di questo scoraggiamento sulla mente dell’artista.

Ecco di cosa parla Una stanza tutta per sé.
Pubblicato nel 1929 è la raccolta delle due conferenze che Virginia Woolf tenne nel 1928 al college femminile dell’Università di Cambridge sul tema delle donne nella letteratura, sia come scrittrici che come personaggi fittizi.
La parte sulle scrittrici è presto risolta. Dove sono? Dov’era la donna nei secoli passati? Perchè le uniche sue testimonianze ci giungono dalla voce degli uomini, che ne danno anche immagini carismatiche e affascinanti?
Ecco il tema del saggio. Ecco l’annosa questione.

Immaginativamente, la sua importanza è estrema: praticamente, la sua insignificanza è totale.

La Woolf ripercorre la società inglese dal passato al presente dipingendone il quadro profondamente maschilista e analizzando in modo quasi scientifico le cause concatenate che rispondono alla domanda : perchè non abbiamo uno Shakespeare o un Machiavelli donna?

Qualunque donna nata con un eccezionale talento nel Cinquecento sarebbe di certo impazzita […] metà strega, metà indovina, temuta e schernita.

La donna non ha un’indipendenza economica nè morale . E’ proprietà del padre prima e del marito poi. Vive in un ambiente in cui sono maggiori le cose impedite che permesse semplicemente per il suo genere, indipendentemente dalle doti che potrebbe avere – e che comunque nessuno si aspetta che abbia-.
Quanto è difficile per una mente, anche eccezionale, superare queste barriere? E quanto è forte la tentazione di  riversare nella propria arte la frustrazione?

La natura stessa dell’artista lo spinge ad interessarsi eccessivamente a quello che gli altri dicono di lui. La letteratura è disseminata dei relitti degli uomini i quali si sono preoccupati, al di là di ogni misura, dell’opinione altrui.
***
Quando certuni mettono insieme Shakespeare e Jane Austen, forse vogliono dire che tutti e due erano riusciti a distruggere nella loro mente qualsiasi ostacolo; ed è per questo che non conosciamo Jane Austen e che non conosciamo Shakespeare, ed è per questo che la personalità di Jane Austen pervade ogni sua parola; e lo stesso per Shakespeare.

Una stanza tutta per sé è da intendere anche in senso letterale poichè nessuna donna ha  a disposizione uno spazio, per quanto angusto, in cui esercitare la sua privacy.
La stessa Jane Austen scrive nel soggiorno di casa, continuamente interrotta e preoccupata di nascondere la sua attività a chiunque non sia della famiglia.

Per secoli le donne sono state gli specchi magici e deliziosi in cui si rifletteva la figura dell’uomo, raddoppiata.

Nonostante si sia nel 1929, Virginia Woolf è al passo con il femminismo del nostro secolo. Lo dimostra la sua opinione sull’arricchimento che la mente maschile e quella femminile traggono dal confronto. Senza che nessuna delle due prevalga.

[…]perfino dalla più semplice conversazione scaturiva una differenza naturale di opinioni, capace di fertilizzare nuovamente le idee inaridite della mente.

Non mi dilungo oltre perchè, anche se un saggio non ha finali da spoilerare, non voglio raccontarvelo proprio tutto. Da violinista però vorrei citare anche l’unica parte in cui Virginia affronta l’argomento dal punto di vista musicale

La donna che compone musica si trova più o meno al punto in cui si trovava l’attrice ai tempi di Shakespeare .
***
[…] una donna che scrive musica è come un cane che cammina sulle zampe di dietro; non lo fa bene, ma comunque è straordinario che possa farlo.
Dr. Johnson – che fu saggista, critico e poeta, oltre che gran simpaticone, nel Settecento –

Sono ripetitiva, lo so, ma anche questo libro va fatto leggere nei licei, per mostrare ai ragazzi cosa non fare, alle ragazze cosa hanno il potenziale di fare, ma soprattutto che il genere non ha e non deve avere nulla a che vedere con le aspirazioni di ognuno di noi.
A stupirmi di più non sono tanto i concetti perchè per fortuna ormai sono ampiamente diffusi – a livello teorico, per la pratica abbiamo parecchio da imparare ancora -, ma il periodo in cui sono scritti – ripeto, 1929!!! – e soprattutto il come.
Ammiro profondamente lo stile della Woolf che si esprime con una chiarezza e maestria davvero rare.
Chiunque abbia studiato un po’ di storia e lettto libri di diverse epoche ha intuito da sé ciò che la Woolf ci dice in questo saggio, ma questo non toglie nulla all’importanza di rifletterci attraverso un’analisi di così di tanto acume.

Se penso a questo libro le prime cose a venirmi in mente sono la nebbia mattutina, la brughiera e i meravigliosi college inglesi. Mi perdonerete se la sinfonia che vi consiglio si intitoli Scozzese anche se siamo in Inghilterra, ma in fondo alla natura questi confini importano poco!

Una stanza tutta per sé è il primo libro di Virginia Woolf che leggo e sono molto contenta di aver colmato questa lacuna. L’avevo in casa da un po’ e mi sono decisa ad iniziarlo perchè è stato il libro di settembre dell’ Acciobookclub.

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