“La bellezza delle cose fragili” di Taiye Selasi

La bellezza delle cose fragili di Taiye Selasi Einaudi Editore

Ora quel dubbio, quel “se”, è diventato un corpo che gli giace accanto ogni mattina, al sorgere del sole, lo saluta col suo peso e col suo calore quando apre gli occhi.

Libro del mese di #novembre !
Oh, com’è bello questo libro.
Oh, come mi è piaciuto questo libro.
Vorrei che lo leggeste ad occhi chiusi senza altre informazioni, ma poichè restare zitta non è la mia principale abilità, adesso ve ne parlo!

Partiamo dalle basi: è un romanzo familiare. I Sai vivono a Boston, ma hanno orgini ghanesi e nigeriane. L’avvenimento che fa da collante a tutta la trama è la morte del padre Kweku che smuove le vite di ogni altro protagonista.

L’intera vicenda ruota intorno al concetto di afropolitan, termine coniato proprio da Taiye Selasi ad indicare i figli dell’immigrazione africana tra gli anni Sessanta e Settanta animati dall’obiettivo di superare i pregiudizi etnici e la povertà ereditati dalle precedenti generazioni.

[…] lei completamente assorbita dalla bambina, lui completamente preso dal lavoro. In questo spazio, scivolavano i loro Sogni per il Futuro, una visione di casa proiettata avanti di una decina d’anni, in un’epoca in cui i progetti di entrambi avrebbero finalmente dato i loro frutti ( bambini cresciuti, studio privato) e tutti avrebbero potuto riemergere. Questo divenne il nucleo, tipico di una famiglia nucleare, appunto: il Futuro, una serie di anelli che si aprivano a ventaglio a partire dal nucleo, un nuovo ordine, decentrato, sforzi disgreganti di individui che cercano di scalare la montagna e arrivare in cima ognuno per conto suo.

Ecco perchè all’interno della famiglia Sai tutti sono, ma soprattutto devono essere, geni nel loro campo.
Questa missione porta la famiglia a disgregarsi, perdendo le proprie radici ed il concetto di casa.
All’interno del libro infatti le parole casa e famiglia assumono valenze e confini filosofici oltre che geografici. Casa è dove ci si sente a proprio agio, ma anche il luogo da cui proviene la propria genealogia.
Ogni personaggio compie un’evoluzione interiore all’inseguimento delle proprie radici e Taiye Selasi tratta senza imbarazzi ambiti dalla chirurgia alla pittura, regalando al lettore un romanzo variegato e mai raffazzonato, dove ogni personaggio è protagonista.

Si accorse che per trovare la bruttezza doveva mettersi a cercarla: la bruttezza naturale, proprio come la bellezza naturale, è anzi ancor più sfuggente della bellezza perchè non appena la trovava e pensava che stava osservando una cosa brutta subito vi scorgeva una qualche forma di bellezza. Fissava una faccia come si fa con quegli stereogrammi bidimensionali che nascondono immagini tridimesionali, e la bellezza veniva fuori dal nulla, una distorsione.

La scrittura è ricercata senza mai essere pesante. La linea temporale a volte un po’ contorta, ma sempre motivata. I vari flashback e flussi di coscienza dei personaggi costituiscono una rete fittissima che rende il lettore onniscente – e sapete quanto io adori esserlo! -. Molto spesso un singolo fatto viene narrato da più protagonisti ed è un espediente narrativo splendido perchè, tra le altre cose, sviluppa l’empatia di chi legge – abilità raggiunta anche grazie alla profonda umanità della scrittura -!

Fuggire gli sarebbe bastato. Essere “libero”, e se uno proprio vuole anche i violini in sottofondo, essere “umano”, e non solo “cittadino”, non solo “povero”. Riuscire in qualche  modo a sganciare la sua piccola storia dalle storie più grandi, le storie della Nazione, della Povertà e del Conflitto che fagocitano i singoli individui nel villaggio per poi risputarli senza più un volto, senza più un nome, semplici ingranaggi.

Sono bellissimi i rimandi alla tradizione africana. Come Chimamanda Ngozi Adichie, anche Tayie Selasi mantiene molti termini in lingua originale e apre finestre su di un mondo sconosciuto per noi europei – o per lo meno per me-.

Questa magistrale scrittura beneficia probabilmente della quantità di esperienze e culture vissute dalla scrittrice. Figlia di genitori africani – padre ghanese e madre nigeriana – è nata in Inghilterra e cresciuta in Massachusetts per poi vivere a Boston, New York, Nuova Delhi e stabilirsi a Roma.
Ho fatto qualche ricerca sulla sua vita e ho ritrovato molti collegamenti all’interno della trama.
La bellezza delle cose fragili – Einaudi, 2013 – è il suo primo romanzo e spero vivamente non l’ultimo!

Questo libro è per chi pensa che Il favoloso mondo di Amelie non abbia poi scoperto l’acqua calda.
Tenere ogni nostro senso allenato a cogliere la bellezza delle fragili e piccole cose è un’abitudine importantissima che ogni giorno aiuta a coltivare la felicità. Per nostra fortuna, viviamo in un mondo pieno di meraviglie.

Vi lascio qualche video su youtube ( qui e qui ) in cui Taiye Selasi parla del suo libro, così potrete scoprire come me quanto sia intelligente e colta, quanto parli bene l’italiano… e anche quanto sia bella e simpatica!

[…]”sviluppo” come se significasse rimodellare un paese per farlo somigliare alla California.

Come colonna sonora ho voluto cercare la musica folkloristica e ritmata del Ghana, nella mia ignoranza spero di averne trovato un esempio autentico nella compagnia di danza ghanese The Wolumei. Se leggerete il libro capirete verso la fine il perchè di questa scelta.

Leggetelo, dai. E’ proprio bello!!!

Come sempre vi ricordo che sono affiliata ad Amazon e, nel caso voleste acquistare il libro, potete seguire questo link. Voi non avrete alcuna maggiorazione, mentre io riceverò una piccola commissione. Potete eventualmente anche offrirmi un simbolico caffè attraverso ko-fi. Inutile dire che ogni provente da questi due siti verrà utilizzato per acquisti inerenti al blog.

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