“Follia” di Patrick McGrath

Se ci pensi, quand’è che cominiciamo a fare delle distinzioni tra quel che è giusto e quel che è sbagliato? Quando qualcosa ci ferisce o minaccia di farlo.

Finalmente, dico FINALMENTE l’ho letto anche io!

Follia parla di amore, ossessione&morte. Praticamente un’opera lirica.

Senza avere una trama imprevedibile è difficile staccare il naso dalle pagine.

Questo romanzo gotico psicologico scritto nel 1996, è ambientato nell’Inghilterra del 1959 e racconta dell’ossessione sessuale di Stella, moglie di un vicedirettore di manicomio, per uno dei pazienti, internato per uxoricidio – SBABAM -.

[…] quello che aveva davanti non era lui. Era un altro. A meno che l’uomo del giardino non se lo fosse inventato lei a misura dei propri bisogni.

A narrare è un quarto personaggio, il Dr Cleave, psichiatra e collega del marito di Stella. Il suo racconto ricorda molto un giudizio clinico, ma posso solo aggiungere che nulla è come sembra.

Materiale ce n’è insomma!

Non è tanto la successione dei fatti che, almeno fino ad un certo punto, tiene incollato il lettore alle pagine, ma l’analisi psicologica che McGrath stila di ogni personaggio.

Non mi ha sorpresa scoprire che il padre fosse psichiatra presso un manicomio a Broadmoor e che il piccolo Patrick sia nato e cresciuto lì, bighellonando fra i malati.

Secondo McGrath, ad accendere la sua curiosità per le menti disfunzionali è stato anche il tono comprensivo e semplice utilizzato dal padre nel parlare dei suoi pazieni.

Siamo tutti felici che abbia scelto di dedicare la sua vita alla scrittura e non alla psicanalisi come avrebbe desiderato il genitore ed è soprendente come egli sia padrone della psiche femminile.

[…] è impossibile elevarsi al di sopra dell’ambiente in cui si vive […] basta stare in un lurido buco e guardarsi allo specchio per vedre qulcosa di altrettanto lurido e cominciare a comprtarsi di conseguenza.

Non ci saranno spoiler ovviamente, ma rileggendo il libro scopro che McGrath rivela tutta la storia nella prima pagina. Sono certa però che, come me, in pochi se ne siano accorti accorti. Ripensandoci, credo che sia uno degli incipit più belli che io abbia mai letto. Breve. Letale.

La voce narrante, affidata al Dr Cleave, lascia un che di definitivo: se lui sta raccontando, le vicende sono finite, les jeux sont faits.

[…] in ciascuno di noi c’è come l’anelito a gridare al mondo la verità, a qualsiasi costo. O a distruggersi.

In un piano inclinato di ossessione il lettore assite al declino psichico di Stella che fugge dalla vita piatta e prevedibile per l’ignoto, la passione e, senza saperlo, il pericolo. E’ un personaggio tanto complesso da rendere inevitabile un moto d’affetto da parte del lettore.

Avrebbe dovuto sapere che l’inganno corrode l’integrità del matrimonio, e tenerne conto, ma non lo fece. Scelse di non farlo, e da questa scelta di comodo seguì tutto il resto.

Sbaglia? Fa soffrire chi ama? Combina un disastro dopo l’altro?

Eppure non si riesce a giudicarla un personaggio negativo perchè è infelice ed insoddisfatta e forse la ricerca della felicità, anche se in questo caso clamorosamente nella direzione sbagliata, non andrebbe condannata, nè approvata, ma per lo meno compresa.

Avrebbe dovuto saperlo, la gente è fatta così, seleziona con fiuto infallibile le proprie vittime fra chi avrebbe più bisogno di calore.

Mi sembra doveroso aggiungere che Follia è uno di quei libri che si amano per la maestria dello stile ed il coinvolgimento della trama, ma che allo stesso tempo si vogliono allontanare perchè profondamente disturbanti.
Insomma, mi è piaciuto e molto, ma è stato impegnativo.
Martedì torna la rubrica Film tratti da libri in cui vi parlo della pellicola che ne ha ricavato David Mckenzie!

Come colonna sonora ho pensato alla scena della follia tratta dall’opera Lucia di Lammermoor di Donizetti. Come Stella, anche Lucia impazzisce per amore in una follia resa meravigliosa dalla musica – la soprano è Patrizia Ciofi, la mia preferita, CASUALMENTE ho messo la sua interpretazione -.

Da ultimo, non c’entra nulla, ma questo libro è durato circa 9 ore, la maggior parte delle quali trascorse su un Flixbus Bolzano-Torino bloccato in autostrada. Quindi nulla, grazie McGrath, grazie libri.

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