“Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo” di Cristina Cattaneo

"Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo" di Cristina Cattaneo Raffaello Cortina Editore

In buona sostanza, studiamo tutta l’umanità che non c’è più, ma che attraverso il nostro lavoro si fa sentire.

Ci sarà pochissimo di mio in questo articolo perchè sono a metà tra l’inorridita e l’ammutolita davanti ad una tragedia di tali proporzioni. Per fortuna esistono persone come la Dottoressa Cristina Cattaneo, professore ordinario di Medicina Legale presso l’Università degli Studi di Milano, che sono prima di tutto un concentrato di fatti e, solo successivamente, di parole.
La Dott.ssa Cattaneo è anche direttrice del LEBANOF – Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense – che si occupa dello studio e dell’identità di resti umani di qualsiasi provenienza o periodo.

In questo costante occuparsi di vite, di crimine e di vittime in generale, un valore che sin dai primi passi ci ha sempre guidato è quello dell’identità, soprattutto di chi non ce l’ha più.

L’intero libro gira sostanzialmente intorno ad un’unica domanda: perchè è necessario dare un nome a dei cadaveri?
Tralasciando l’utopia secondo cui non dovrebbe nemmeno esistere una domanda del genere, quanti di voi hanno pensato ai vivi che questi naufraghi lasciano in pena per la loro sorte? I parenti già in Europa o quelli ancora nel paese d’origine sono in attesa di notizie che non arriveranno mai.
Avrete visto almeno una volta il programma Chi l’ha visto. Ci sono poche cose strazianti come un caro che da tutta la vita attende anche solo la parola “fine” alla sparizione di un congiunto.
Al di là del Mediterraneo non è diverso.
Oltre a questo ci sono molti problemi di natura burocratica che nascono dalla mancanza di un certificato di morte. Per esempio, un minorenne non può essere adottato dai famigliari dopo il decesso dei genitori se questo non è certificato.
Tutto ciò uccide di nuovo ognuna di queste vittime.

Per i non addetti ai lavori la dottoressa spiega il modus operandi della giustizia e della medicina legale in seguito al ritrovamento di un cadavere. Sostanzialmente, se quel cadavere è tale per cause naturali e non è prevista un’inchiesta, lo Stato non è obbligato ad identificarlo.

Il caso dei migranti era, se possibile, ancora più penoso. Si erano abituati al fatto che nessuno si sarebbe mai preoccupato di identificare i loro cari. E si erano rivolti qua e là a chi potevano, ma senza ottenere risposte. Non solo erano rassegnati al fatto che non avrebbero più visto i loro figli e e che mai avrebbero avuto la certezza della loro morte, nè il certificato di decesso o una tomba su cui piangere, ma si erano arresi senza rumore al fatto che persone sconosciute avessero deciso che per i loro morti non si sarebbero messi in atto gli stessi sforzi che per quelli degli altri.

Nello specifico, il libro racconta i processi d’identificazione attuati dopo i naufragi di Lampedusa del 3 ottobre 2013 e del 18 aprile 2015.
Si tratta di un resoconto scientifico e come tale perfettamente documentato, spiegato ed argomentato. Al contrario di ciò che si possa pensare, questo approccio nulla toglie all’umanità di vittime, soccorritori e medici. Anzi. L’attenzione, l’impegno ed il sacrificio che vengono dedicati ai naufraghi sono forse l’unico momento di pietas che abbiano ricevuto in vita e l’unico riconoscimento in quanto umani. Non carne da macello o da elezioni.

Dopo le complicatissime operazioni di recupero, un’altra questione che pare secondaria, ma non lo è, resta lo smaltimento della carcassa del Barcone. La Dr.ssa Cattaneo propone di conservarlo quale ricordo e monito per le generazioni future:

Il Barcone rappresentava cosa succedeva dietro l’angolo di quell’Europa e dei rispettivi parlamenti, che si dichiarano i più civili, democratici e liberali. […] Un monito di ciò che non deve più succedere, o, meglio, di quanto sia dacile deimtnicare o non voler guardare, dal momento che, ancora una volta, è successo proprio a noi di non guardare o di dimenticare.

***

Con i tempi che corrono un’azione divulgativa di questo genere potrebbe essere considerata ambiziosa […] non penso di poter giustificare l’apprensione e addirittura il rifiuto di fare tutto ciò per mero vezzo “politico”, dal momento che “lui”, il Barcone, è super partes: un simbolo universale per la tutela della vita e della dignità, che non può e non deve essere interpretato, nell’agitazione sociopolitica attuale, come un oggetto a favore o contro l’accoglienza dei migranti […] questo emblema è un memento a impegnarsi per trovare soluzioni.

E’ davvero difficile trovare un motivo d’ottimismo leggendo questo libro, ma sarebbe ingiusto non rimarcare il lavoro della Dott.ssa Cattaneo e di tutti i medici e volontari che hanno collaborato con lei, come anche le istituzioni che si sono mobilitate con personale, fondi o macchinari. L’italia non è solo quella che ci restituiscono i media. L’Italia è fatta anche di gente di buon cuore, ricolma d’etica e d’ideali, che non fa rumore, ma si prodiga continuamente per un futuro migliore.

Ovviamente non ci sarà musica in questo articolo. Ormai sapete che davanti alla morte per me non resta che il silenzio.
Vi linko qui la pagina di Naufraghi senza volto sul sito della casa editrice, scorrendo trovate tutte le interviste video della Dott.ssa Cattaneo. Spero che anche a voi colpiranno la sua semplicità ed umanità. Io le considero qualità che solo persone dotate di etica ed intelligenza possono avere in dosi così massicce.

Ringrazio Raffaello Cortina Editore per avermi inviato questo libro, leggetelo e diffondetelo, perchè:

Per questo la memoria è così importante: non sempre siamo migliori di chi ci ha preceduto.

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